Il viandante del sole – Kenya 2014

Ho conosciuto Ottorino Saccon nel 2010Ottorino con el donne di Maralal e l'"ortosacco" appena realizzato. In quell’occasione, un’associazione di Santa Lucia di Piave di cui è membro mi aveva invitato a raccontare il viaggio sulla Via della Seta che avevo intrapreso con l’Associazione Culturale Ostrega! È allora che ho scoperto la passione di Ottorino per l’Africa e sono venuto a sapere dei suoi continui viaggi, avanti e indietro dal continente nero. Da quella volta le nostre strade si sono incrociate più volte, permettendomi di approfondire la conoscenza di Ottorino e di accrescere la mia stima nei suoi confronti.
Ottorino porta il nome di mio nonno – a cui ero affezionatissimo – e ha qualche anno più di mio papà. È gentile, educato, rispettoso, simpatico. Dal 1994, Ottorino ha iniziato a frequentare l’Africa come volontario, per conto dell’AVI OnluGli abitanti del Karibu Village impegnati nella costruzione delle cucine solaris di Montebelluna. Inizialmente contribuiva con la propria manodopera a costruire edifici in muratura (scuole, ospedali, dispensari…), ma da una decina d’anni a questa parte ha iniziato a sviluppare una progettualità tutta sua, legata ai temi dello sviluppo sostenibile, soprattutto in ambito rurale.
Anni di frequentazione africana hanno fatto scattare un pensiero nella testa di Ottorino: come può un nemico come il sole, responsabile di siccità e carestie, essere trasformato in un alleato per i popoli che vivono nelle aree più secche dell’Africa? È da questo interrogativo che prende le sue mosse il progetto delle cucine solari: semplici parabole in alluminio che, facendo convergere in un unico punto i raggi solari riflessi, sviluppano temperature fino ai 220° C. Con queste attrezzature, facilmente componibili in loco, è possibile bollire il latte, sanificare l’acqua e cucinare senza bisogno di alcun genere di combustibile e senza, quindi, dover abbattere nuovi alberi per far legna. Il sole diventa, così, una risorsa da sfruttare per migliorare la salute e le condizioni di vita delle persone.
È per costruire questo genere di cucine (in foto) e per formare le persone sul loro utilizzo che Ottorino, a cavallo tra i mesi di agosto e settembre 2014,  ha intrapreso il suo trentesimo viaggio in Africa, tornando in quel Kenya che, 20 anni fa, lo aveva accolto per la prima volta. Ed è in questa occasione che io l’ho seguito, armato di reflex, per raccontare la sua storia, attraverso un documentario che sarà pronto per Natale.
Da Nairobi, a Marsabit, passando per Maralal, Opiroi, Barsaloi e Dimb Gombo, Ottorino, accompagnato dal medico e compagna di vita Nadia Zorgno, ha costruito le cucine solari insieme alle persone del posto, le ha messe in funzione, ha spiegato i benefici del loro utilizzo, ha cucinato con le donne e mangiato con loro. Con un inglese incerto e qualche sparuto vocabolo di Swahili, Ottorino non ha mai avuto il minimo problema a farsi comprendere e ad entrare in sintonia con le persone, trovando sempre il tempo e lo spunto per suscitare qualche divertita risata da parte dei suoi interlocutori (soprattutto se interlocutrici). “Grazie Signore, per il cibo che oggi hai messo sulla nostra tavola e per l’allegria”, recita, ogniqualvolta gli venga chiesto dalle suore missionGiorgia Zanin insegna la tecnica degli "ortosacchi" alle donne di Maralalarie di pregare prima della cena.
Insieme alle cucine solari, Ottorino promuove la riforestazione delle zone aride. Piantare alberi come missione! Per ricreare ambienti naturali fertili e ricchi di vita, per combattere la siccità, per creare un contesto più vivibile per i popoli. Anche lo sviluppare nuovi metodi di coltivazione, adatti agli ambienti aridi e poco dispendioso sul versante economico, si inserisce in questa tipologia di progettualità. A questo scopo, insieme con l’agrotecnico di Trevignano Mauro Flora, Ottorino ha sviluppato gli “ortosacchi”: dei veri e propri orti coltivati sulle pareti e sulla superficie di sacchi di iuta, riempiti con un misto di terra e cippato. Tecnica che permette di coltivare ortaggi anche in assenza di un terreno, e soprattutto di risparmiare fino al 70-80% d’acqua, ideale quindi per le zone aride dell’Africa. Con l’aiuto di Giorgia Zanin, una giovanissima e intraprendente volontaria AVI che, a Maralal, porta avanti il progetto “Kikora Street Children”, Ottorino ha insegnato la tecnica degli ortosacchi ai genitori dei ragazzi di strada aiutati daDonna Samburu cucina con il concentratore solare - Barsaloilla missione, generando sorpresa ed entusiasmo tra le donne. Per loro, si aprono nuove prospettive di approvvigionamento di cibo, ma anche interessanti prospettive di forme sane di economia di prossimità, anche in contesto urbano. Le stesse tecniche sono state insegnate alle donne di Opiroi e di Barsaloi. Mentre al Villaggio Karibu di Dirib Gombo tutta l’attenzione si è rivolta ai concertatori solari.
Quelli che Ottorino porta avanti in Africa sono piccoli progetti. Difficilmente, da soli, cambieranno il volto di un continente sfruttato, depredato ed esasperato. Ma Ottorino, che pur soffrendo di mal d’auto e mal d’aereo non lesina viaggi con percorsi a ostacoli, sta contribuendo alla diffusione di una cultura nuova, che considera impreDenne orgogliose del proprio "ortosacco" - Maralalscindibile l’instaurarsi di un rapporto empatico tra uomo e natura.

Un’interconnessione necessaria per riportare dignità agli uomini ed equilibrio alle loro vite. Per Ottorino, “sostenibilità” non è solo una parola da sbandierare, ma un pilastro su cui costruire azioni concrete; “solidarietà” non è solo un bel principio da predicare, ma il movente di tutta la sua attività. Ottorino, che io ho ribattezzato “Il viandante del sole”, vede un’umanità che cresce, che migliora. E lui non vuole essere spettatore passivo. Ottorino vuole stimolarlo questo miglioramento, vuole esserne (umile, umilissimo) protagonista. E io sono fiero di poter raccontare la sua storia.     Ottorino al lavoro - Dirib Gombo

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